Migranti e migrazioni

P_20181018_152933_1_1Quando sono giù di morale cerco sempre di trovare il buon umore nel mio posto preferito: la libreria. Girovagando tra i libri mi è capitato per le mani “Migrantes. Verso il sogno americano” di Flaviano Bianchini*.
Ho iniziato a sfogliarlo per capire di cosa parlasse e ricondando la lettura appena finita di “Questa non è l’america”, libro di Alan Friedman*, l’ho acquistato subito.
Il libro di Friedman racconta della situazione Americana dopo le elezioni vinte da Trump e un capitolo affronta la questione immigrati, ovvero le persone che abbandonano il Messico per andare a trovare fortuna in America. Tra statistiche e interviste Friedman spiega quante peripezie e ostacoli devono affrontare questi poveri uomini.
Bianchini il viaggio dal Messico all’America lo ha proprio affrontato. Un giorno ha deciso di abbandonare il suo passaporto e affrontare il lungo cammino come un clandestino qualunque.
Al confine tra Guatemala e Messico, Flaviano ha lasciato la sua vita fortunata per diventare il marinaio AYMAR BLANCO, nato a Pucallpa nell’Amazzonia peruviana, da antiche discendenze basche.
Il viaggio è durato ben 21 giorni durante i quali ha sofferto la fame, il freddo, il caldo. È stato derubato, chiuso due giorni in galera, ha aiutato una ragazza a salvarsi dalle mani di militari ubriachi, conosciuto persone povere che hanno aiutati lui e i suoi compagni a nascondersi.
Ha viaggiato chiuso dentro camion, stipato con altri migranti; ha camminato lungo sentieri di montagna per raggiungere le città; ha viaggiato sulla Bestia, il treno che attraversa il messico da sud a nord, cercando di scappare agli assalti delle bande che controllano armi, droga e potere nel paese.
In questi 21 giorni di sofferenza non sono mancati gli aiuti di quella parte del Messico che al grido “siamo tutti uguali” hanno offerto ai viaggiatori il poco cibo che avevano, un tetto per dormire, una coperta per riscaldarsi. L’associazione Las Patronas, composta da donne volontarie della città del Guadalupe, dal 1995 fornisce cibo e assistenza ai migranti che passando da Veracruz vanno verso il nord. In ogni sacchetto offerto c’è acqua tortillas di mais e fagioli secchi che vengono divisi equamente tra i viaggiatori stessi.
La storia di Bianchini, già libro, è diventata una graphic novel meravigliosamente illustrata da Giovanni Ballati*. L’ho letta in un giorno perché è impossibile non vedere come finisce.
Immaginare questi uomini che affrontano intemperie, sofferenze e umiliazioni offerte da altri uomini con potere e soldi, che rischiano la vita – a volte anche perdendola – solo per trovare un po’ di felicità mentre noi siamo al caldo delle nostre case a lamentarci delle piccole cose, smuove una rabbia dentro infinita. Siamo nati dalla parte del mondo “giusta” eppure siamo sempre insoddisfatti e arrabbiati per cose di poco senso. Ogni giorno sentiamo di nuovi sbarchi, di migranti che muoiono cercando di arrivare qui per cercare fortuna; è notizia di ieri del giovane 22enne del Gambia che si è tolto la vita perché non ha ottenuto l’asilo politico. Come si può far finta di niente? Come si può essere indifferenti a tutto questo o addirittura additarli come chi ci ruba il lavoro?
L’immigrazione è un tema scottante e posso solo dare il mio parere da persona che ha lasciato la sua terra per cercare una nuova felicità, che ha trovato porte chiuse e a volte tanta indifferenza ma anche tante persone che mi hanno accolta e aiutata senza volere nulla in cambio.
Leggete questa graphic novel se potete e anche il libro di Friedman perché informarsi è sempre un ottimo modo per comprendere la realtà.

 

* Alan Friedman è un giornalista esperto di economia e politica, autore televisivo e scrittore statunitense. Per saperne di più www.alanfriedman.it

*Flaviano Bianchini è un ambientalista e attivista per i diritti umani, redattore di peacelink.it, fondatore e direttore di Source Internazional.

*Giovanni Ballati fumettista e illustratore dagli anni ‘90, ha collaborato con numerosissime testate italiane e statunitensi, specializzandosi in graphic novel a carattere storico e documentaristico.

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Lascia vagare la fantasia

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“Lascia sempre vagare la fantasia,

è sempre altrove il piacere;

e si scioglie, solo a toccarlo, dolce,

come le bolle quando la pioggia picchia;

lasciala quindi vagare, lei, l’ alata,

per il pensiero che davanti ancor le si stende;

spalanca la porta alla gabbia della mente,

e, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.”

 

( Boccamurata – Simonetta Agnello Hornby)

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Io sono qui ma in realtà sono altrove. Da sempre.

Volersi bene

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Una volta mentre correvo,

via da tutto ciò che mi perseguitava;

stavo per arrendermi alle tenebre –

a un insopportabile dolore.

 

Cercavo quell’unica cosa,

che avrebbe liberato la mia anima triste.

 

Col tempo la trovai per caso,

una pace e una quiete interiore;

e ora sto iniziando

a vedere e a credere

in ciò che sto diventando –

e in tutto quello che dovevo ancora essere.

 

  Lang Leav

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E poi arrivano dei periodi strani. Succedono delle cose che ti sconvolgono dentro e tu non sai come affrontarli e non sai dare a loro un nome.

Un piccolo mostro che ti striscia dentro l’anima e non ti fa percepire le cose per quello che sono, ti fa ingigantire ogni minima sensazione e ti sconvolge talmente tanto da bloccarti anche il respiro.

Ogni cosa ti sembra diversa; anche i tuoi amici ti sembrano alieni.

Come si sopravvive non lo so. Io sto cercando di imparare.

 

Il fico d’india

“LA FICURINNIA

Crisci ‘nta la Sicilia, Amata e cara,

un fruttu ch’avi ‘na ducizza rara,

ma l’ha tuccari cu’ pricauzioni

picchì spini nn’havi a milioni.

Me figghiu m’addumanna: “Ma picchì

La natura è fatta d’accussi?

Un fruttu tantu bonu di mangiari

È chinu ‘i spini ca nun si po’ tuccari.

“La Ficurinnia”, ci rispunnivi iu,

“la fici d’accussì Domini Diu,

pi ‘nsignari a tutta la so genti

ca i cosi belli nun su’ fatica ‘i nenti.

‘U fattu, poi, ca scelsi la Sicilia

Lu fici di prupositu, pi mia,

picchì ‘stu fruttu è l’unicu, fra tanti,

ca po’ rapprisintari ‘st’abitanti.

E’ fattu comu ‘a genti siciliana,

ca all’apparenza pari assai luntana,

ma s’arrinesci a junciri ‘o so’ cori

lu vidi quantu amuri sapi dari”.

SALVATORE CORRAO

L’ordine del tempo

“Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo.

Questo è il tempo. Familiare e intimo. La sua rapina ci porta. Il precipitare di secondi, ore, anni ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente… Lo abitiamo come i pesci l’acqua. Il nostro essere è essere nel tempo. La sua nenia ci nutre, ci apre il mondo, ci turba, ci spaventa, ci culla. L’universo dipana il suo divenire trascinato dal tempo, secondo l’ordine del tempo.”

Carlo Rovelli ~ L’ordine del tempo

{Fermati ad ascoltare il tempo. Inspira. Espira. Attendi che passi tutto.}

Boccamurata

Di libri in questi mesi ne ho letti un bel po’, considerando il tempo che riuscivo a ritagliarmi dal lavoro. Di alcuni di loro ho scritto qui, di altri solo nel mio taccuino.

Oggi però volevo riprendere questa piccola passione e parlarvi di un libro che ho appena finito.

Il libro è “Boccamurata” di Simonetta Agnello Hornby.

La storia è ambientata in una Sicilia moderna e fremente, dove si concetra la vita di Tito e della sua famiglia. Proprietario di un pastificio, lasciatogli in eredità dal padre, Tito svolge una vita esemplare lontana dalle chiacchere di paese. Ha solo una domanda a cui non riesce a dare una risposta: chi è davvero sua madre? Dal padre aveva solo saputo che il loro era stato un grande amore, ostacolato dal matrimonio di lei con un altro uomo.

Ad accompagnare Tito nella crescita c’era la severa zia Rachele che, coproprietaria del pastificio, lo aiutava a prendere decisioni per lui e per i suoi figli. Zia Rachele è l’unica che conosce la verità ma ha promesso di proteggere Tito fino alla fine.

Sarà l’arrivo di Dante, figlio di una carissima amica della zia, a far venire a galla la verità. Una storia di amore puro ma impossibile da vivere, in cui si annidano e si sviluppano sentimenti e risentimenti non sopiti.

“‘Me lo dovevo aspettare da te, quando ti ci metti riesci a cambiare tutto, te compresa.’ Cosi mi disse.”

“Che significa?”

“Significa quello che significa: che a tutto si trova una soluzione, se si vuole.”

“Anche all’amore?” Chiese Dana, speranzosa.

“Soprattutto, ma soltanto se è vero amore.”

Un libro davvero interessante che si legge in modo scorrevole ma che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca per come è stata sviluppata la storia. L’incontro tra la sicilia vecchia e pudica, che tutto nasconde perché la gente non deve sapere, e quella nuova e in vena di festa per l’arrivo degli “stranieri” racconta benissimo le contraddizioni della mia terra, l’essere e il non essere. Ma il vero racconto, quello di Tito e sua madre, della continua ricerca della verità, poteva essere sviluppata meglio.

“Io sto bene da sola. Vengo qui e leggo ad alta voce, come se ci fossi anche tu. Certe volte mi giro: soltanto allora mi accorgo che non sei seduto accanto a me. Ma non sono triste.

Cartolina da casa

“Il fatto è che certe cose le puoi dire solo a chi sai che le può capire. Che è anche il motivo per cui parliamo cosi poco di quello che ci importa davvero. Alla fine, trovare qualcuno con cui parlare è difficile, si, ma non è quella la cosa più difficile. Il difficile è trovare chi ti sappia fare le domande giuste, quelle per cui hai la risposta lì da anni senza neanche saperlo.”

Enrico Galiano

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Sono tanti mesi che ho molte cose da dire ma non riesco a farlo. Ho trovato queste parole che mi hanno colpito e ho capito che mi manca qualcuno con cui dividere i miei pensieri, le mie parole, le ansie le gioie e le risate. Per questo ho smesso di scrivere e per questo ho parlato solo a me stessa.

Adesso voglio riprendere piano piano a raccontare i miei pensieri, sperando di trovare qualcuno a cui piaccia sentirli.

Martedì Fotografia: Eugène Atget

Eccoci alla nuova puntata del martedi fotografico. Tramite il libro che vi dicevo nella prima puntata (Fotografia del XX secolo edito da Taschen) sto facendo delle conoscenze davvero sorprendenti.

Eugène Atget

Oggi vi vorrei parlare di Jean Eugène Atget che nasce il 12 febbraio 1857 a Libourne, vicino a Bordeaux. Figlio di artigiani, morti quando lui aveva appena cinque anni, viene cresci

uto dai nonni. Dopo aver lavorato come marinaio si trasferisce a Parigi per entrare al Conservatorio a studiare arte drammatica e nel 1885 entra a far parte di una compagnia teatrale itinerante. Fare l’attore non gli fa avere grandi riscontri e cosi Eugène inizierà ad interessarsi alla pittura, al disegno e nel 1880 approderà alla fotografia. Le prime foto riguarderanno il suo lavoro di attore ma in seguito scoprirà che non esistono documenti fotografici di Parigi decidendo quindi di riprodurli e di diventare a tutti gli effetti un fotografo professionista.

Nella Capitale fotograferà dapprima i vecchi edifici, specialmente quelli che rischiano la demolizione, dettagli architettonici e strilloni. Ma anche chiese, strade, cortili, porte, caminetti, scale che ppoi vendeva ad artisti, architetti, artigiani, decoratori, biblioteche e musei, tutte documentazioni utili a svolgere il loro lavoro. Successivamente estenderà si sposterà anche alle periferie, agli interni parigini, le carrozze con i cavalli e le fortificazioni.

eugene-atget

Durante la sua vita non vendette molte foto solo Man Ray, suo vicino di casa, accorse della sua bravura e pubblicò una sua fotografia nella rivista “La Révolution Surréaliste”. Mori il 4 agosto 1927.

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Il successo di Atget arrivò postumo grazie anche all’amico gallerista Julian Levi e a Berenice Abbott, assistente di Man Ray, che preservarono il suo archivio fotografico. Negli scatti del fotografo si racconta la cultura e l’evoluzione parigina: monumenti, ritratti, vedute urbane e paesaggi sono i suoi soggetti preferiti. Nonostante Man Ray gli abbia offerto una Rolleiflex, Eugène ha sempre preferito lavorare con la sua macchina fotografica di legno 18×24.

La bellezza delle sue foto sta nel riuscire a rivelare il carattere straniante degli spazi ordinari, fotografare gli spazi parigini nelle prime ore del giorno per creare il vuoto intorno, un vuoto quasi metafisico. Campi visivi ampi che tendano a suggerire l’atmosfera dell’ambiente. Davvero rari i dettagli. Le stampe si caratterizzano per le profonde ombre e le luci slavate, marchio stilistico dell’autore.

Eugene-Atget-

Berenice Abbott scrisse riguardo al suo lavoro: “Sarà ricordato come uno storico urbanista, un vero e proprio romantico amante di Parigi, il Balzac della fotocamera, dal cui lavoro siamo in grado di tessere una grande arazzo della civiltà francese.

 

Un pò di Teatro che fa sempre bene

Ho sempre amato il teatro, fin da bambina. La poesia che si crea tra attori e spettatori è pura magia. Il teatro è un luogo magico per me, forse perché alle elementari facevamo sempre le recite e spesso recitava anche mio padre. È difficile spiegare l’emozione che provo ogni volta che mi siedo su una poltrona si spengono le luci e si apre il sipario.

Da quando vivo in questa città ho visto un po’ di spettacoli e per un periodo, per lavoro, dovevo cercare gli spettacoli e recensirli. Ecco che ho pensato di fare lo stesso con il blog. Non saranno vere e proprie recensioni ma idee di spettacoli da vedere.

Al teatro IL SISTINA è possibile vedere Enrico Montesano nella commedia musicale “Il Conte TacchConte-Tacchia_Q-300x300ia”  liberamente tratto dal film di Sergio Corbucci. 

Montesano, autore della regia e della versione teatrale con Gianni Clementi, si esibisce in un’altra avvincente commedia ambientata nella Roma antica dei primi anni del novecento. Per la prima volta sul palcoscenico teatrale, il divertente personaggio di Francesco Puricelli prenderà di nuovo anima per far ridere il suo pubblico con la sua comicità e le sue gags.

Lo spettacolo sarà a teatro fino al 25 marzo (www.ilsistina.it)

stefano accorsi

Stefano Accorsi invece porterà all’ AMBRA JOVINELLI nell’ambito del Progetto Grandi Italiani, ter diversi spettacoli ispirati a tre grandi uomini della letteratura italiana. Inizierà con “Favola del principe che non sapeva amare” tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile e continuerà con Giocando con Orlando Assolo”.

Attraverso i versi dell’Ariosto Accorsi ci porterà alla scoperta delle avventure di Orlando. In un’ora e venti sarete proiettati in un mondo romanzesco e senza confini abitato da dame in pericolo e cavalieri senza paura. Dalla Francia di Carlo Magno e fin sulla luna tra duelli e colpi di scena con al centro la storia d’amore tra la bella Angelica e Orlando.

Ma non finisce qui perché subito dopo l’Ariosto, Accorsi si cimenterà anche nel “Decamerone” mettendo in scena sette novelle. La compagnia ha grande passione ma poche risorse materiali, quindi si alterneranno diversi ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale.

Gli spettacoli sono a teatro dall’ 11 al 18 marzo ( www.ambrajovinelli.org ).

Per ultimo vi segnalo al teatro Sala Umberto la meravigliosa Serra Yilmaz che interpreta lo spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Elif Shafak, “La bastarda di Istanbul”. La storia è quellla-bastarda-di-istanbul-x-sito-tp1a di una saga familiare multietnica, composta da donne meravigliose che scivolano nella vita attraverso storie coinvolgenti e ardenti e segnate da segreti inconfessabili segreti che legano Istanbul all’America e la Turchia all’Armenia.

In sala fino dal 15 al 25 marzo. (www.salaumberto.com)